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Attualità

Sicilia, prezzo fuori mercato. Terminano nel 2013 gli impegni assunti da Enel. E dopo?
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Pubblicata

Domenica 23 Settembre 2012

A partire dal 2014 si esauriranno gli effetti degli impegni assunti da Enel verso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato nell'ambito del procedimento A423 (“Enel - Dinamiche formazioni prezzi mercato energia elettrica in Sicilia”). Quando oramai mancano pochi mesi alla loro scadenza, resta immarcescibile l'annosa questione della scarsa concorrenzialità presente sul mercato all'ingrosso dell'energia elettrica in Sicilia.

Già nel gennaio 2010, quando l'Agcm aveva deciso di aprire l'istruttoria facendo seguito ad un'indagine conoscitiva dell'Autorità per l'energia, il prezzo zonale dell'Isola risultava stabilmente più alto del prezzo delle zone dell'Italia continentale, principalmente a causa della ridotta capacità di interconnessione con il continente e delle carenze delle infrastrutture di rete siciliane, che avevano determinato una progressiva scarsità di offerta e limitato le dinamiche di mercato in quell'area.


Le preoccupazioni concorrenziali espresse dall'Antitrust riguardavano la possibilità che l'Enel avesse offerto, nel trimestre novembre-gennaio 2008, i propri impianti a ciclo combinato secondo modalità volte a mantenere il prezzo zonale siciliano a livelli particolarmente elevati nelle ore di picco in cui la Sicilia, a causa della saturazione dei vincoli di transito, costituiva una zona distinta del mercato all'ingrosso dell'elettricità. Tale condotta aveva provocato, ad avviso dell'Antitrust, un aumento del costo dell'energia elettrica acquistata da tutti gli utilizzatori italiani in considerazione dell'esistenza di un prezzo unico d'acquisto nazionale (PUN).


Per superare le perplessità manifestate nel provvedimento di avvio, il gruppo Enel si era impegnato a presentare offerte di vendita nel mercato del giorno prima a prezzi non superiori a 190 €/MWh a partire dal 1° gennaio 2011, opportunamente agganciati negli anni successivi alle variazioni di un indice del prezzo del Brent, e con durata non superiore al 31 dicembre 2013, anno nel quale Terna prevedeva di completare il nuovo elettrodotto di collegamento tra la Sicilia ed il continente da 1000 MW (linea Sorgente-Rizziconi).


La ratio sottostante agli impegni era quella di calmierare il prezzo siciliano, impedendogli di oltrepassare determinati livelli, in attesa di interventi “strutturali” volti ad incrementare la capacità di interconnessione con le zone confinanti e, di conseguenza, a ridurre potenziali fenomeni di sfruttamento del potere di mercato.


A pochi mesi dalla scadenza degli impegni, nonostante alcuni transiti critici della rete nazionale siano stati potenziati (si veda l'entrata in servizio del secondo cavo del Sapei avvenuta negli ultimi mesi del 2011), il sistema elettrico siciliano continua a rimanere il vero pezzo mancante del puzzle. Infatti, il collegamento non è stato ancora realizzato e, secondo le ultime previsioni di Terna, entrerà in esercizio soltanto nel 2015, si dice in aprile.


Permane, dunque, il deficit infrastrutturale siciliano e con esso il divario tra il prezzo medio di vendita della Sicilia e quello della zona più economica del continente: nel corso del 2012, frequenti sono stati i casi in cui l'isola è stata separata in import dal continente (76%), registrando in tali ore uno spread medio di 28 €/MWh, che ha raggiunto i 38 €/MWh nelle ore in cui a una riduzione della capacità di interconnessione con il continente si è accompagnata una condizione di scarsità d'offerta (36% delle ore).


Anche l'Agcm ha affermato più volte che gli investimenti nella rete sono l'unico rimedio evidenziando, non solo sotto il profilo concorrenziale, l'importanza del perseguimento delle opere di potenziamento della rete di trasmissione e di risoluzione delle congestioni.


Il termine degli impegni presi da Enel è oramai prossimo e l'anno venturo, in assenza di vincoli comportamentali, i prezzi dell'elettricità potrebbero “giocare” nuovamente al rialzo, in particolare nelle ore di picco della domanda, accentuando ancor di più il gap tra l'isola e il resto d'Italia.


Il 2014 dovrebbe, dunque, essere solo un anno di transizione verso il completamento della rete e, si spera, non l'inizio di una nuova (lunga) attesa.


Anche perché dall'anno prossimo le cose potrebbero ulteriormente peggiorare perché da gennaio 2014 i due gruppi più inquinanti della centrale a olio di San Filippo del Mela, la più grande dell'Isola (1.280 MW), già ora poco utilizzati, dovranno essere fermati e avviati alla dismissione, a cui si aggiungeranno le fermate temporanee anche degli altri quattro impianti (v. Staffetta 26/04).


Anche per questo andrebbe ricordato che, in ogni caso, il troppo atteso elettrodotto è un mezzo e non fine. Del resto la stessa Antitrust, nel bollettino del 29 aprile scorso, si rivolgeva direttamente alle istituzioni siciliane ribadendo che ritardare l'opera grava sui costi dell'energia pagata dalle imprese e dalle famiglie di tutta la nazione e sottolineando che nel perdurare di questa situazione sarebbe il caso di avviare una riflessione sul mantenimento o meno dell'attuale sistema di definizione del prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso, che attraverso il PUN socializza sulla media nazionale i costi delle congestioni derivanti dalle situazioni di carenze delle infrastrutture di rete, come avviene tra la Sicilia ed il resto d'Italia.

 

 
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